08 aprile 2013

Mamma Mia!

Eccomi qui, probabilmente l'unica lettrice rimasta di questo mio blog ma tant'é, amando io andarmi a rileggere cos'avevo per la testa mesi e anni fa, credo valga comunque la pena di continuare.
Per i posteri e anche un po' per i poster, che si tratti solamente di me o meno.
Scrivo sempre meno e non mi piace, sembra che non succeda niente di nuovo od interessante e non è così.

Anzitutto sono ad un passo dai 30, con zero voglia di festeggiare e l'Uomo che in tutta la sua tenerezza mi sta tenendo al corrente minuto per minuto della festa a sorpresa - di cui per l'appunto essendo una sorpresa io non sospetto nulla - che dovrebbe tenersi qui tra un paio di domeniche.
Barbecue, perché ovviamente per i miei 30 anni faremo la sua cosa preferita.
Non importa, è il pensiero che conta e so che lui non è abituato ad organizzare le cose quindi qualsiasi cosa salterà fuori per me andrà bene.
Se penso alla differenza tra quest'anno e lo scorso anno mi rendo conto di tutta la strada che abbiamo fatto e di come siamo più settled ora: lo scorso anno ho invitato tutti quelli che mi sono venuti in mente a bere e mangiare tapas al Didas Wine Lounge di Jervois Road e non eravamo più di dieci contando me e l'Uomo. Quest'anno abbiamo una bella casa spaziosa dove ci sentiamo liberi di invitare gente, e comunque non potremo farci stare tutti e dovremo stare attenti (e magari organizzare anche una birretta da qualche parte, più easy, dove poter invitare più persone).

Nonostante ciò, alcuni con cui ho legato hanno iniziato ad andarsene e altri sono in procinto di.
Annina, che dopo aver chiacchierato ore ed ore ed ore con me sono certa non avrà più problemi di concentrazione e di perdita fili dei discorsi perché si sarà fatta le ossa e d'ora in poi sarà più solida e fluida di Cicerone in parlamento.
Telespalla Matteo, che è da un po' che manca, insieme s'era il collante delle serate in cui degustavamo vini nuovi ed assaggiavamo nuovi piatti.
Miche o Michael a seconda del pubblico, i suoi Spritz e le sue apparizioni in negozio solo per darmi un abbraccio di buona giornata.
Giacomo detto Lapo, mannaggia la miseria il fato ce l'ha recapitato in casa per una sola settimana ed è stato amore a prima vista (soprattutto tra lui e l'Uomo), spero tornerà a trovarci qui ad Auckland prima di tornare a Milano nell'ombelico del mondo. Mi ha insegnato più cose sulla vinificazione lui in pochi giorni che tanti saccentoni qui in giro in mesi e mesi. Magari lo convinco a produrre un Marlborough Sauvignon Blanc come si deve comprando un pezzo di terra appena fuori Blenheim, chissà.
Altri al lavoro, che vanno e che vengono, che compaiono e scompaiono.

Al lavoro qualcosa si sta muovendo, mi hanno finalmente spostato di negozio, ora non lavoro più a Victoria Park ma in Ponsonby, più al centro della movida aucklandese e sicuramente più al centro dell'azione a GG.
Sono ora infatti Senior Retail (according to Giacomo è un titolo onorifico dovuto alla vecchiaia) e, col tempo, ci sono prospettive per un qualche ulteriore passo avanti, chissà.
GG è un brulicare affaccendato di Tastings ed Eventi e ci sono tante chance che qui spesso tendiamo a dare per scontato - sì, dopo un anno e mezzo faccio anche io parte di questo gruppo - quando invece, pensandoci bene, ogni mese ci vengono date occasioni su occasioni per poter degustare vini o whiskies o birre artigianali gratis, o a prezzo ridicolo quando si tratta di Fines Wines. L'ambiente è dinamico e positivo, si incontrano un sacco di persone, si condividono molte esperienze e non sei mai da solo.

Il visto purtroppo ce l'hanno rinnovato solamente di un altro anno, fossero stati due avremmo preso con più serenità l'opportunità di tornare in Italia per le prossime vacanze e ci saremmo preparati meglio per eventualmente chiedere la residenza. Questo però è quel che abbiamo e faremo i conti col 2014 che arriva, prendendo quello che sarà.

Da poco faccio anche l'insegnante di Italiano ad alcuni universitari che, studiando architettura, hanno come parte del tirocinio un paio di mesi da spendere tra Firenze, Venezia e Roma questa primavera. Li sto preparando al peggio, provando a dargli qualche frase per tentare la sopravvivenza.

E dopo due anni, forse che forse io e l'Uomo riusciamo ad andare a vedere un concerto dal vivo, chissà.

27 gennaio 2013

Karma Chameleon

Inizio a pensare che forse non è il luogo in cui sono ma il cosa sto facendo.
Che sembra la scoperta del manico a sinistra, ve lo concedo, ma allo stesso tempo uno pensa sempre di conoscersi abbastanza a fondo da sapere quali sono le scelte migliori da fare e le strade da percorrere.
Beh, no.
Ma proprio per niente.

Però, se ho imparato qualcosa in questi miei quasi 30 anni (mannaggialcacchio) è che a volte per arrivare alla soluzione, devi prima risolvere tutto il procedimento. E, sempre a volte, il procedimento è molto più lungo e laborioso di quanto poi sia la soluzione in sé.

E quindi niente, piano piano ci si arriva.
Come Eowyn, quello che mi fa paura è la gabbia. About time.
La Gabbia che prima di venir qua pensavo fosse casa, la Brianza, il restare incatenati agli stessi luoghi e agli stessi modi. Ora che sono dall'altra parte del mondo, capisco che non è così. Soffro ancora la gabbia e purtroppo un po' te la porti dietro con le scelte che fai, con le routine che costruisci giorno per giorno, con le situazioni in cui ti trovi anche involontariamente.
Ho bisogno di vivere situazioni in cui c'è continuo movimento, sono sempre stimolata, ho la possibilità di fare la differenza o di rallentare per godere il paesaggio. Ho bisogno che ogni mattino sia diverso da quello precedente e se non lo è, perlomeno che la giornata si evolva in modo diverso. Ho bisogno di impegnare testa e corpo in cose che prendono vita, che germogliano, che crescono, che cambiano.

E no, non sto parlando di mettermi a fare la giardiniera.
Ho il pollice nero.

20 ottobre 2012

Si ritrovano persi in Paesi lontani a cantare una terra di Profughi e Santi

Tra poco sarà un anno che son via da casa.
Non me la sento di tirare somme, il viaggio è appena cominciato ed è ancora tutto troppo in fase di assestamento per poter dire che ecco, questo va meglio e questo va peggio quindi è meglio se resto / torno a casa.

Diciamo che sono ancora in una fase in cui va a giorni.
Mi rendo conto che i motivi che mi portano a voler tornare a casa sono più di cuore e di impulso, mentre quelli che mi portano a dire che sì, restiamo qui per un po' (e con po' intendo un periodo di gran lunga superiore ad un altro anno) sono più razionali e lungimiranti e che sicuramente mi permetterebbero, alla fine di questo giro di giostra, di tornare con qualcosa in mano, per poter finalmente avere la vita per cui sto tanto sudando.

Che poi non è che siano questi grandi sogni di gloria.
Tutto quello che cerco è un lavoro per cui mi alzo al mattino e mi dico che ok, cazzeggiare è più allettante, ma sto andando comunque a fare qualcosa che mi piace.
Voglio un posto dove sono contenta di tornare a fine giornata, dove invito volentieri gli amici, dove mi rinchiudo nei giorni di pioggia con l'Uomo, un film, un libro o un cappone da fare arrosto, chissà. 
Voglio non dover contare i centesimi alla fine di ogni mese e dover scegliere se comprare da mangiare o pagare il dentista o la rata del frigo nuovo. Anzi, voglio una vita libera dai pagamenti a rate. Certo, tutti vorrebbero navigare nell'oro ma non è tanto a quello che punto, quanto piuttosto alla sicurezza di avere la disponibilità per pagare gli imprevisti e qualche extra, permettermi qualche buon viaggio o una bottiglia di Champagne se mi gira, e andare a letto la sera senza pensare ai conti e a come far quadrare il cerchio delle spese senza finire in rosso o ammazzarsi di lavoro.
Voglio gli affetti vicino. Che non significa necessariamente tornare al mio paese. Vicino può essere anche saltare su un aereo ed essere là in poche ore, poterlo fare anche ogni week end se mi gira. Vuol dire mangiare con loro il Panettone a Natale, bere con loro la mia famigerata Sangria per il mio compleanno, non perdermi (se possibile) il 25 Aprile e il Pintumpleanno e il concerto di Tenacious D con la mia altra metà musicale - con cui peraltro bisognerà organizzare un altro super concerto nel 2015. Ogni 10 anni, come ci siamo promesse.
Voglio essere impegnata che la noia mi uccide ma voglio poter decidere di mandare a quel paese tutto per uno o due giorni, una volta ogni tanto, e di infilarmi in qualche piega spazio temporale a leggere un libro ed ascoltare la musica e fare foto a caso e cucinare e riprendere il ritmo con me stessa rispetto a quello della vita quotidiana.
Voglio vedere quante cose belle ci sono in giro per il Mondo, che è troppo vario e sconfinato per potersene infischiare.
Voglio andare a trovare gli amici sparsi in giro per il Globo, voglio usare la mia macchina fotografica per catturare tutte le cose che mi colpiscono.
Voglio avere il tempo per cucinare per me, per le persone che amo e anche per persone che conosco poco all'occorrenza.
Voglio non perdermi i momenti importanti delle mie nipotine.
Magari poi vorrei anche dei mostriciattoli miei, prima che sia troppo tardi.

02 luglio 2012

Are you really sure of the shape of the ball?

Dovrei probabilmente aprire questo post con qualche sorta di disclaimer tipo "personalissime osservazioni", ma pensandoci meglio il blog è mio.
Il blog è per sua natura personale, ergo non ci sarà bisogno di alcun disclaimer.
Così è se vi pare, diceva qualcuno, e se non vi pare è così ugualmente, date le circostanze del luogo (fisico o astratto che sia).

Parliamo di questi Europei 2012.
La vita di un immigrato è difficile anche in questo.
Ho sempre considerato gli Europei una piccola ma interessante parentesi tra un Mondiale e l'altro, niente di trascendentale tuttavia qualcosa che ho sempre seguito anche se con più leggerezza. Quando sei lontano da casa una cosa come gli Europei 2012 sono un'altra occasione per non sentirsi totalmente chiusi fuori, e cercare di seguirli diventa qualche centimetro più importante.
Poi ti accorgi che per vedere le partite live ti devi alzare alle sei del mattino ed un po' i coglioni frullano; ti rendi conto che quando arrivi in finale e sei elettrizzato e intorno a te non c'è uno straccio di atmosfera poiché, giustamente, l'Europa è dall'altra parte del Globo, un po' il morale striscia verso il basso.

Non starò qui a sottolineare - di nuovo - come a mio parere lasciare il proprio Paese per cercare qualcosa che a casa non si trova non significhi ripudiare la Patria o denigrarla o comportarsi come se ormai tutto debba essere un confronto tra il dentro ed il fuori dei confini o, peggio ancora, siccome sei a 12mila miglia devi comportarti come se le cose che ti riguardano stessero in un raggio di pochi chilometri.
Non sono discorsi che mi interessano, li trovo infantili. Su questo non sono nemmeno più disposta a discutere, sono energie sprecate e parole buttate al vento.

Sapete anche che ho sempre amato il calcio, l'ho sempre seguito e anche dopo che abbiamo dolorosamente divorziato non ho mai smesso di seguire la Nazionale. Non ho mai smesso perché in fondo ho sempre mantenuto un valore romantico dello Sport, un momento in cui nient'altro importa se non la gioia del gioco e l'unità del supporto.
Era per questo motivo che per tanti anni ho frequentato la Curva, prima che tutto si rovinasse e che venisse contaminato da corruzione, politica, violenza, razzismo e tutte quelle altre cose che con lo Sport in sé non c'entrano proprio niente. Una domenica sì ed una no ho presenziato allo stadio e mi piaceva, vivevo la passione del supporto della propria squadra, del cantare tutti assieme perché in campo ci sentissero, della condivisione di gioia e dolore a seconda dell'esito della partita.
Sport e supporto, tutto il resto poteva anche andarsene affanculo, almeno per 90 minuti.
Tutto questo ora l'ho ritrovato nel Rugby, sport che ha sapientemente raccolto le ceneri di quella che era per me la Gloria del Calcio. Non seguo più il Campionato, se non marginalmente.
Seguo con occhio distaccato la Champions League e forse ora me la godo di più. Sicuramente continuo a seguire la Nazionale, sia negli Europei che soprattutto nei Mondiali.

Proprio perché continuo a seguire in onore del romanticismo sportivo che non mi ha mai abbandonato, mi urta terribilmente dover vedere / sentire / leggere quello che ci gira attorno.
I bisbetici che lanciano anatemi perché, non capendo il Calcio o non interessandosene, insultano il tifoso accusandolo di essere superficiale ed esortandolo rudemente ad usare le proprie energie per "cose più importanti". Come se un'Italia senza tifosi risolvesse in 48 ore la Crisi.
Peggio ancora chi, sempre non capendo o non interessandosi, usa il proprio tempo per tifare contro ed esultare per le mancate vittorie.
Non parliamo di coloro che usano il Calcio (o qualsiasi altro Sport) come mezzo per dare sfogo alle proprie frustrazioni politico-sociali: esternazioni di razzismo verso il nostro giocatore nero - bresciano D.O.C.G. per giunta - esultanze poiché la Patria non è l'Italia bensì la Padania, dimostrando ad ogni occasione la pochezza e la povertà dei loro animi; sbandieramenti con svastiche e cori fascisti e chi più ne ha più ne metta, ma si renda prima o poi conto di quanto è ridicolo per piacere.
Potrei andare avanti per ore, sottolineando come tutti coloro che non volendo seguire il Calcio per qualsivoglia motivo sociopoliticoetnicoculturale o non sapendolo apprezzare per quello che è, e cioè puro e semplice sport, e dovendoci piazzare qualche secondo fine sociopoliticoetnicoculturale perdono comunque una buona parte del loro tempo libero per cercare di denigrarlo o di distorcerlo, in realtà facciano una figura ancora più meschina di quella che loro pensano facciano i tifosi.

Solitamente sono anche persone che s'affannano a dare alla propria esistenza un valore aggiunto. Che si prendono sempre sul serio, che hanno dato l'anima a qualche causa indubbiamente nobile, persone tutte d'un pezzo che dall'alto delle loro valide esistenze giudicano il Tifoso e lo Sport, additandoli come becere perdite di tempo che rovinano l'immagine dell'uomo sapiente.
In verità, in verità vi dico: avete spaccato i maroni.
Non riuscite a vedere niente per cui valga la pena seguire la Nazionale di Calcio? Bòn, nessuno vi obbliga. Siete colti, siete eruditi, avete investito in una vita pregna di significato, non dovrebbe essere complicato per voi il concetto della Libera Scelta.
Liberamente, quindi, scegliete di dissociarvi da questa pratica barbara, retrograda e bassa.
Dissociatevi e lasciateci divertire, lasciateci entusiasmare, lasciateci tifare, lasciateci vincere o lasciateci perdere. Ma lasciateci in pace, ne fate una figura migliore.

Detto questo, alla fine dei giochi, il mio pur sempre vecchio amante Calcio mi lascia sempre quell'amaro in bocca che invece la mia anima gemella Rugby ha saputo togliere con tanta gentilezza.
Abbiamo perso la finale, l'altra squadra ha giocato meglio ed ha meritato la vittoria.
Invece di dare la colpa ai portasfiga, all'allenatore, alla congiunzione astrale o a che so io, non sarebbe stato venti volte più soddisfacente un bel Terzo Tempo?
Io dico di sì.

17 giugno 2012

The Distances

Poco più assestati rispetto a prima, si continua a camminare.
Il lavoro va avanti, in tutti i sensi. Lo studio va avanti. Il tempo passa.
Iniziamo a dar la forma del sedere al nostro divano, a prendere qualche abitudine. Del resto, noi siamo venuti qui per restare, anche se non sappiamo ancora per quanto - e soprattutto la cosa non è interamente in nostro potere.

Le nostre strade si spingono sempre più spesso fuori dagli ambienti di lavoro e casa, incrociandosi con tante altre. Spesso capita che siano altri italiani, o magari altri europei.
Siamo generalmente tra quelli con più anni sulle spalle e di sicuro siamo tra i pochi immigrati. Normalmente il tipo di europeo che incontri da queste parti ha tra i 20 e i 25 anni e fa il backpacker. Lavora nell'hospitality per racimolare soldi e li investe per la prossima meta.
In alcuni casi sono ragazzi che è qualche anno che sono lontani da casa, che lavorano sodo e che, pur cambiando meta, hanno una linea di carriera tracciata e i propri progetti in testa.
In altri casi sono i fantomatici cazzeggioni, che non si capisce mai da dove tirino fuori i soldi e come facciano per sopravvivere - salvo l'aver masterato con cura l'arte dello scrocco, perlopiù ignota a chi si guadagna il proprio pane.
Noi, più un altro paio che come noi si sono spostati esclusivamente spinti dalla volontà di una qualità della vita migliore ed una prospettiva di carriera, siamo comunque diversi da loro.
Pronti a viaggiare, ma la condizione prima per farlo è un terreno solido sotto i piedi, un percorso di vita a lungo termine se non definito almeno vagamente tracciato.
Pronti a viaggiare come conseguenza di uno stile di vita con un buon livello.
Con la valigia in mano sapendo che prima o poi si torna al disegno originale. Non necessariamente nello stesso posto fisico, ma necessariamente con le stesse linee guida.

Oltretutto, alcuni dell'ultima categoria, come ha saggiamente affermato l'Uomo "pensano di vivere su di una barca e non sanno cosa sia l'igiene personale".
Backpackers di tutto il mondo, non vi chiedo di unirvi.
Backpackers di tutto il mondo, vi chiedo di lavarvi.
Almeno quando ne avete i mezzi.

19 maggio 2012

Moving on

Dopo l'ottenimento del Work Visa, seppur molto breve, continua la marcia.

Il lavoro continua ad andare bene, vado d'accordo pressoché con tutti e ormai i miei manager fanno affidamento su di me.
Ho fatto richiesta per un avanzamento. Qui funziona così, devi essere sfacciato: è rarissimo che la promozione cada dal cielo come una benedizione, se vuoi qualcosa devi chiederla.
Ad ogni modo, la richiesta è stata accolta positivamente da chi di dovere, pian piano le cose stanno prendendo una forma a me più congeniale.

Ieri sono arrivati i risultati del mio WSET Level2 dopo quasi un mese dal sostenimento dell'esame.
Con una votazione di 90 punti ho ottenuto il pass with distinction, che è il massimo. Sono molto soddisfatta, ora punto ad attaccare il WSET Level3 tra qualche mese.
Nel frattempo ho anche lavorato su un report riguardante i vini italiani, per il boss in persona, e sto continuando a leggere libri che trattano di whisky.
Giusto per non perdere tempo, no?

Da oggi sono ufficialmente in ferie fino al 28 di maggio.
Ho preso come occasione l'arrivo di Anneli qui in New Zealand per prendere una pausa - ma porterò con me i miei libri con la speranza di non rimanere indietro con la tabella di marcia - e visitare perlomeno l'isola Nord.
Da quando sono arrivata, ai primi di novembre, ho visitato solamente Auckland e dintorni (North Shore, Rangitoto Island). Prima che si entri nell'inverno, è un buon momento di prendere fiato, guardarsi attorno, fare un giro e stare in compagnia di una cara amica.
Mi si stringe un po' il cuore perché l'Omo, dal canto suo, avendo scelto di cambiare lavoro proprio in questi giorni, sarà alle prese con "la prima settimana di lavoro" e non potrà stare con noi.
Faremo comunque due tappe ad Auckland, durante il giro, per coinvolgerlo il più possibile.

Farò milioni di foto, promesso, e ve ne mostrerò qualcuna.

24 marzo 2012

Rights

Finalmente è arrivato.
Dopo mille vicessitudini ed un quasi deny iniziale, insistendo me l'hanno concesso.
Un anno, fino a marzo 2013.
Se devo essere sincera, speravo in due anni, ma intanto prendiamo quello che c'è e si vedrà quando sarà il momento.

Adesso mi concentro sulla mia formazione.
Ho quasi terminato lo Stage Two della Glengarry Wine Academy, a breve avrò il Level2 Intermediate della WSET. Continuo a leggere e a studiare per conto mio, in parallelo ai corsi ufficiali, per cercare di apprendere il più possibile col tempo che mi è concesso.
Troverò anche qualche appunto o scritto in materia di Business Management. Tutto quello che so viene dall'esperienza, ma dopo una vita di liceo scientifico ed università, la mia impostazione mi impone di completare la mia conoscenza leggendo, prendendo note, scrivendo appunti.

Il Grande Capo, appassionato di whiskies, ha riacceso la fiammella - a dire il vero mai spenta - che c'è in me. La nota negativa è che WSET ha un Advanced in Spirits, ma è disponibile solo a Londra. Ergo per ora non fa al caso mio. Troverò altre strade.
Se chiudo gli occhi e ci penso per un istante, scommetto che il pensiero di me a lavorare in materia di Whiskies farebbe sorridere molti, soprattutto tutti coloro che mi conoscono bene.
Più realisticamente, adesso punterò a fare meglio che posso con Glengarry e vediamo cosa riserverà il futuro.

Keep on going, mates.

14 marzo 2012

Bewußtsein

Non sono in paradiso.
Non ho mai pensato che avrei lasciato la Brianza per andare in paradiso.
Ho sempre pensato che avrei lasciato la Brianza per andare in un posto dove ora come ora si sta meglio.
Io sto meglio.

Quello che manca a molti di coloro che partono - e puntualizzo che non è stato il mio caso - è la misura di quello che lasciano.
Cosa lasciano, come la lasciano, perché la lasciano.
La misura, l'altezza, il peso specifico, la densità.

Io ho lasciato l'Italia e non credo di avere qualche impulso di qualche genere nel voler tornare in italica patria.
Mi manca la verde e ridente Brianza. La Brianza che respira, sdraiata sul fianco delle Prealpi, facendo l'occhiolino all'industriosa ed indaffarata Milano. La Brianza piccola, un enorme paese dove in qualsiasi modo ti giri incappi in persone note ed in posti in cui sei un abitué. La Brianza che mette le sue verdi e nebbiose dita attorno al tuo collo e se cominci ad agitarti un po' troppo stringe la presa, mozzandoti il fiato ma senza ammazzarti. La Brianza che un po' si incazza ma poi perdona se la trascuri per qualche tempo.
Mi manca la verde e ridente Brianza, ma essendo lei in Italia, per ora il nostro sarà uno struggente e platonico amore. La penserò ogni giorno e lei lo saprà.
Del resto, a me la nebbia è sempre piaciuta.

Qui sto meglio, nonostante le difficoltà della lingua, del permesso di soggiorno, dell'incertezza del domani, dello sradicamento.
Vedo i pro e vedo i contro e ho deciso che per ora i contro sono molti meno dei pro, quindi respiro a pieni polmoni e aspetto a braccia aperte tutto quello che verrà.
Ho fatto il giro completo, a testa in giù hai un'altra prospettiva, altre angolature, altri tempi ed altri modi. Ed altri luoghi. Altre distanze.
Quel che vedo mi piace, mi affascina, mi incuriosisce e mi porta a dire che sì, già che son qui, prendo tutto quel che c'è e cerco di vedere tutto quel che posso.

La misura di cui parlavo, però, è un'altra.
E' una misura più generale eppur più specifica. Più omnicomprensiva, proprio per questo è una buona misura ed alla lunga credo sia la misura in cui voglio stare.
Una misura completamente diversa da quella che c'è qui, che eppur ora è la migliore possibile per le priorità che ho, direi diametralmente opposta. Così come l'Oceania è diametralmente opposta all'Europa.
In Nuova Zelanda sono al margine del mondo, sto seduta su un panorama naturale di una bellezza che toglie il fiato e guardo le distanze sconfinate che mi separano dall'Australia, dall'Indonesia, dal Giappone, dall'India, dalla Cambogia e dal Vietnam. Vedo da qui culture che posso solo osservare, da lontano, da cui trarne piacere e affascinamento se prese a piccole dosi. Tipo l'andarci a fare un viaggio.
Da qui se sposto montagne, oceano, vallate, vigneti, fiumi, laghi e tramonti però vedo pochi Maori e una cultura che potrebbe avere l'età di mia nonna (d'accordo, mia nonna è molto vecchia).
Un sedile eccezionale, unico al mondo, di una bellezza fuori dal normale. Ma sotto non c'è nemmeno un tappeto e per andarlo a trovare bisogna camminare parecchio.

La mia misura è l'Europa, dopodiché la mia misura è il Mondo.
In Europa è tutto così vicino anche se è profondamente distante. L'oceano da un bar di Porto, la bellezza selvaggia dell'Ovest più profondo nel Connemara, i fiordi norvegesi, i mille laghi della Finlandia, la sconfinata Foresta Nera ed i castelli da fiaba in Germania, l'unicità dell'Italia, il misticismo dei templi in Grecia, il mondo parallelo nelle vaste pianure ad est della Polonia, il Mediterraneo e le Faroe Islands che fanno l'occhiolino all'Islanda, l'esoticità dell'entroterra spagnolo, il Mar Nero, le Highlands scozzesi. E potrei andare avanti per ore.
Chi cerca di convincermi che questo lato del mondo è meglio perché vedi cose che "a casa non ci sono" mi fa venire i brividi. Forse si tratta più di unicità di luoghi, qui come lì come in Sudamerica o Africa o negli USA o in Canada. Forse chi disprezza quello che ha a casa in favore di uno scenario mozzafiato deve fare prima pace con le proprie radici.
Io no.
Conosco bene la mia misura, so da dove vengo ed apprezzo quello che ho lasciato nella cara e vecchia Europa, piena di problemi di ogni genere ma soprattutto di diversità naturali e culturali. Soprattutto culturali.
Forse la formula sta più nel trovare tutte le variabili dell'equazione, più che preferirne una sull'altra, sapendo che sono tutte diverse tra loro. E riconoscendo la propria.
Forse chi snobba il selciato sul quale duemila anni fa ha passeggiato Aristotele, chi ride di Stonehenge, chi sminuisce il Colosseo, chi non ha idea di cosa siano le Meteore (vergogna), chi non è mai stato a mollo nelle terme romane a Budapest, chi non ha mangiato un kebab seduto nel Barbacane di Cracovia, visitato il Check Point Charlie a Berlino, fatto una foto con Nessie, pescato in un fiordo, camminato a Santiago, visto l'Africa da Gibilterra, pattinato sul ghiaccio nel mare di dicembre ad Helsinki e così via, ha molti più problemi di me a trovare la propria misura nel mondo.
Io no.
Io sto meglio.
Io sto bene.

07 marzo 2012

Piccola comunicazione.
Ora tutti dovrebbero essere in grado di commentare.

Sorry for any inconvenience.

13 febbraio 2012

Yes we can.

Transizione.
La mia intenzione iniziale era di scrivere il prossimo post qualora avessi avuto qualche big big good news riguardante la permanenza neozelandese. Ho pensato solo in un secondo momento che sarebbe passato parecchio tempo. Verosimilmente molto più di quanto avessi immaginato in prima battuta.

No pain no gain, I heard them say (cit. Mike Ness).
Sapevo che non sarebbe stato facile, che ci sarebbe voluto del tempo, soldi, perseveranza.
Eppure, dopo l'impatto iniziale e la facilità con cui avevamo ottenuto la patente neozelandese e l'IRD (l'equivalente del codice fiscale italiano, che i poveri giargiani in terra italica devono sudarsi in quattordici camicie, poiché sette non sono abbastanza) quasi quasi c'avevo sperato, nel miracolo.
Quindi no, niente, per adesso siamo ancora qui con il Working Holiday Visa, ancora alle prese con code all'Ufficio Immigrazione, informazioni frammentate, lista di cose da pagare, documenti da recuperare necessariamente dall'Italia con conseguenti lacrime amare. E sopra ogni cosa: incertezza.
Sì perché ci siamo abituati a pensare che quando un'azienda di un Paese straniero decide che ti vuole allora è fatta, bisogna occuparsi di tutta una serie di noiose burocrazie ma sostanzialmente si è a posto.
Qui non è così. Puoi voler fortissimamente lavorare per quell'azienda, la quale a sua volta vuole fortissimamente te sopra ogni altro candidato. Not. Enough. Se l'Immigrazione ritiene che il tuo lavoro può essere fatto da un kiwi, non importa che sia meno motivato/qualificato/experienced rispetto a te, non importa che l'azienda non voglia lui ma voglia te. Tutto quello che otterrai è un sonoro DENIED.
Quindi è fondamentale continuare a spingere e mantenere un'attitudine positiva. Altrimenti è tutto vano.

Nel frattempo, mi concentro sulle cose positive dell'essere qui e ora. Hic et Nunc.
Sono in uno dei posti migliori di tutto il globo terrestre, per quanto riguarda l'economia ed il lavoro. Nonostante io sia al minimum wage e l'Omo sia addirittura solo part time, riusciamo a permetterci tutto quello che vogliamo (senza eccessi, ovviamente) e a risparmiare. Al lavoro siamo valorizzati, nella maniera e nella misura in cui noi vogliamo esserlo. Siamo stimolati dagli imput che arrivano dall'esterno, facciamo progetti, apriamo porte, tracciamo percorsi. Ci muoviamo.
Facciamo tutto il contrario di quello che facevamo in Italia. A casa soffrivamo il presente, incatenati, e guardavamo al futuro come remoto ed improbabile. Qui puntiamo dritto al presente, traendone il massimo, guardando al futuro come un qualcosa che prenderà forma da sé e, qualunque direzione prenda, saremo preparati.

C'è tempo per lavorare, di tanto in tanto girare nei dintorni di Auckland e fare un po' i turisti, risparmiare, stare insieme. E buttarsi in nuove esperienze.
Da qui alla fine di Aprile farò ben tre corsi di vino. I primi due sono la Wine Academy, stage one e stage two, di Glengarry. Rilasceranno certificazione, riconosciuta ovviamente solo a livello nazionale. Il terzo è il Level 2 della New Zealand School of Wines and Spirits, che è affiliata, e quindi riconosciuta a livello internazionale, alla WSET. L'intenzione è di fare anche il Level 3, l'Advanced, dopo il quale c'è "solamente" il Diploma. Ed eventualmente l'ultimo step sarebbe il Master of Wine.
Ma prendiamola con calma, per adesso è abbastanza.

04 gennaio 2012

How to be a kiwi

Quest'anno, in barba alle previsioni Maya, abbiamo ballato sulla testa di tutti: sotto la SkyTower alla mezzanotte siamo stati i primi al mondo a salutare il 2012 con 10 minuti di orologio di fuochi d'artificio.
Siamo scesi al Viaduct Harbor, zona portuale piena di locali, dove i baristi del ristorante dove lavora la mia coinquilina ci hanno offerto da bere tutta la sera.
Ci siamo trascinati su per Queen street poco prima dell'alba, fermandoci a mangiare un chicken burger da Wendy, cara Wendy, perché chiudendo gli occhi il mondo girava troppo in fretta e dovevamo far zavorra con quel panino.

2012 anno kiwi, per noi immigrati di Queen street, anche se ancora ognuno di noi si sta affannando e dimenando per capire cosa questo significhi. Tra chi si butta a testa bassa in un lavoro, o magari anche due, chi fantastica su nuove prospettive di carriera e si immerge in studi faidate, chi corre su e giù per la città a scoprire cose perché concentrarsi solo sul trovare lavoro abbatte lo spirito e chi, tra alti e bassi, male non si trova ma aveva aspettative troppo alte e deve affrontare la realtà.
Uno dopo l'altro sperimentiamo i quattro stadi del vivere all'estero, senza aspettarsi l'un l'altro, sparpagliati tra la  Honeymoon, Rage, Understanding ma ancor nessuno ovviamente raggiunge l'Acclimation.

Come pesci in una vasca, qui, proprio in riva al mare dove stanno anche tutti gli altri. Tra inquilini italiani e spagnoli, colleghi scozzesi, croati, tedeschi, sudafricani, francesi e cinesi, vicini asiatici e sudamericani e nordafricani a me è caduta in mano una chiave.
Una chiave che mi suggerisce che sì, l'Acclimation è fondamentale per poter entrare nei meccanismi di vita pratica e quotidiana dei neozelandesi, forse però è possibile limitare le vette dell'Honeymoon e soprattutto alleggerire i pesi della Rage stage se ci si mette l'anima in pace e ci si adatta ad essere un semplice cittadino del mondo.
E sì, so perfettamente che detta così pare una cagata alla woodstockfioreneicapellipaceeamore. Sembra però che funzioni.
C'è da rimanere curiosi sulle differenze del Mondo, altrimenti tutto il mondo è Brianza (facciamoci un pensiasino - no), c'è da sapere sempre da dove si viene e di cosa essere orgogliosi delle proprie origini, che sia una pizza o la propria famiglia o l'ARCI Pintupi o la storia o la cultura o il sole il mare il cuore l'amore.
Forse perché sono andata via sentendomi comunque, nel mio piccolo, italiana (ma più europea, che italiana) e se sono fuggita è perché adesso l'Europa è oggettivamente invivibile. Sono anche andata via senza risposte definitive, solo con tante idee e con tanta voglia di riscatto e di soddisfazioni, con la curiosità di vedere cosa c'è e con la leggerezza della certezza di non aver *abbandonato* niente a casa. Perlomeno niente che fosse importante.

In definitiva balliamo, in testa al mondo ed in testa al passato, calciando via a colpi di tacco le cose brutte e le fatiche inutili, lasciando in pista le cose che contano.
Siamo alla fine del mondo, la fine dove tutto inizia prima, anche il giorno.
Balliamo e vediamo su che piste andiamo a finire.

13 dicembre 2011

Reds, Whites and Bubbles

Questa è la mia terza settimana di lavoro, mi sembrava doveroso fare un po' il punto della situazione.
Anzitutto il negozio: lavoro per una grande azienda di conduzione familiare che si chiama Glengarry (nel link c'è un'immagine dello store di Victoria Park, che è quello dove lavoro io).
Sono i maggiori rivenditori di fine wines and spirits.
Mi sono piaciuti subito.
Qui in New Zealand non è generalmente facile trovare un posto che ti vende alcolici, con le alcohol laws e licenses sono rigidissimi - modello anglosassone - ed in generale i tipi di posti che puoi trovare sono:
- Supermarket, dove trovi prevalentemente vini dall'Australia, South Africa (che sono i più economici qui) e qualche Neozelandese;
- Liquor Stores, dove trovi prevalentemente superalcolici e qualche vino, sempre da posti diversi e sempre di qualità dubbia.
Apparentemente, se vuoi un buon vino qui upside down non lo paghi meno si 15$ e deve essere scontato, altrimenti per 15$ full retail price è difficile che sia buono.

Il bello di Glengarry è che è quasi completamente kiwi.
Hanno vini che vengono dalla New Zealand, Australia, France, Spain, Italy. Il 90% dello stock è kiwi, il restante 10% è overseas. Sanno esattamente quali sono i vini kiwi che val la pena bere e puntano tutto su quello. Questo è quello che mi è piaciuto di loro.
Siamo in New Zealand, beviamo vini locali.
Certo, guardavo l'altro giorno su Wikipedia la lista dei vini italiani D.O.C. e pensavo che i ragazzi ne hanno di strada da fare. Il bello è che lo sanno anche loro e non presumono di più, come direbbe qualcuno di mia conoscenza, semplicemente cercano di migliorare quello che hanno.
L'unica cosa che sembrano prendere in prestito come se non ci fosse un domani è lo Champagne. Ne tengono almeno dieci tipi diversi e sono tutti francesi. Ovviamente tengono anche Franciacorta e Prosecco, non siamo certo da meno.

Anyway.
Mi piace lavorare per loro. Prendono il vino molto seriamente, non è solamente un posto che ha ottenuto la licenza. Ci tengono che ogni dipendente sappia cosa sta vendendo e sappia orientarsi tra le centinaia di etichette che hanno disseminate in scaffali e frigoriferi.
Ho due quaderni, uno solamente per il vino ed uno per i superalcolici. Ad esempio hanno una selezione di whiskey che farebbe invidia anche ad uno store di Edinburgh, Sherry e Cognac e Brandy e Porto, Gin, Rhum, Vodka e così via. Oggi nel basement ho visto una bottiglia di Single Malt con confezione in pelle nera che costava 1300$. L'ho guardata per cinque minuti di orologio e poi sono tornata di sopra.
Ho comprato su Amazon la guida ai vini neozelandesi, che ovviamente conta meno di un centinaio di pagine ma è molto utile per orientarsi sui vitigni, le regioni, i tipi, i metodi eccetera. Ho anche in borsa il "Little Book of fine Whiskies".
E la cosa bella è che la gente ti chiede, è ignorante (al telefono non più di 48 ore fa mi è stato chiesto il prezzo dei calici per il Chianti, dopodiché se il Chianti era un vino bianco - colpa dell'immagine) ma vuol sapere, ti ascolta, non prende vino a caso e non si fida ciecamente di qualsiasi cosa tu gli indichi. E mi piace.
Non so ancora cosa succeder ma se abbattiamo gli ostacoli del WHV probabilmente a Febbraio avrò chance di partecipare alla Wine Academy, spesata da Glengarry.
O anche iscriversi all'Università alla facoltà di Vini e continuare a lavorare part time. Chi lo sa cosa succederà tra tre mesi.

E soprattutto, mi vedo costretta a fare un bilancio del mese di dicembre: a poco più di dieci giorni a Natale, alla terza settimana di lavoro, conto due sclerate da parte della clientela (una a cui assistito ed una riferita). Se penso alla mia esperienza precedente mi viene da ridere, probabilmente si aggirava a due sclerate ogni poche ore.
Sono nel negozio più busy di Glengarry ed in generale uno dei più indaffarati di tutta Auckland e ancora, se penso alla mia esperienza precedente mi viene da ridere.

E no, non sto pensando che è tutto oro quello che luccica, ho le mie difficoltà e anche qui cercano di fotterti le vendite (capitato poco, nessuno era kiwi) e si arrabbiano quando non capisci il loro spelling e al telefono la metà delle volte devo chiedere almeno tre volte di ripetere quello che dicono.
Non ho ancora ricevuto la mia formazione e mi dimentico spesso di chiedere il documento di identità (sì, qui è obbligatorio chiederlo se pensi che abbiano meno di 25 anni e assolutamente non puoi vendergli niente con anche solo l'1% di alcool in quel caso, fastidioso).
Per non parlare delle marche ed etichette, ognuno col suo accento del tutto casuale e differente dal proper english. Magari è qualcosa che conosco e non riesco a capire di cosa stiano parlando ugualmente.
In ogni caso, i contro mi sembrano ancora bruscolini rispetto a tutti i pro.

Vedremo come si evolverà, non mi dispiacerebbe rimanere qui.

25 novembre 2011

Non troppo breve appello agli italiani

Lo so che ho scritto poco da quando sono arrivata qui in Kiwiland e che in teoria le novità sono assai.
Lo ben so e nonostante io sappia di sapere ignorerò la sezione "aggiornamenti" (anche perché chi avevo urgenza che fosse messo in pari con gli eventi è stato raggiunto da una email, sicché).

Stanotte scrivo perché voglio fare un appello a tutti gli italiani e lo voglio fare col cuore in mano - e una bestemmia in tasca.
Amici, fratelli, compatrioti, italiani. Voi, che come me avete scelto di fare il grande passo e sciacquarvi dalle balle per uscire dall'Europa. Vi prego, ascoltatemi.
Non che quelli che restano in Europa siano i più stronsi di tutti e quindi non meritino di rientrare nell'appello a reti umidificate, ma sento di escluderli con loro sollievo dalla categoria perché:
a - RyanAir è manna dal cielo sempre e comunque, in caso di necessità;
b - restando in territorio UE molte burocrazie non s'hanno da fare.

Ciancio alle bande, Sancho alle panze.
GIARGIANS OF ITALY!
Vi prego, vi supplico, vi raccomando, vi scongiuro.
Prima di abbandonare l'ovile, per quanto marcio e morente sia, assicuratevi QUINDICILIONI di volte di non aver lasciato niente in sospeso.
State attenti ai contratti di affitto, alle dimissioni al lavoro, alle volture dei contratti per energia elettrica / luce / gas, ai telefoni fissi e mobili, alla tivù satellitare se ne avete una, all'assicurazione auto, all'abbonamento a Cucinare Meglio. Se siete abbastanza in confidenza con qualcuno che lavora nella vostra filiale di banca fate assieme a loro un check di tutti gli addebiti in giro e in ballo ed eliminate per precauzione tutti quelli da cui non dovete ancora ricevere le ultime bollette, controllate spese e tassi della zona in cui andrete, fatevi già dare la documentazione COMPLETA per eventualmente chiudere il conto in futuro, se potete mettete come delegato qualche vostro familiare sul vostro conto. Affrettatevi se dovete rottamare un motorino (e ricordatevi di toglierci la targa, piuttosto regalatela al nonno per Natale dicendogli di conservarla come fosse un vostro pezzo di cuore) o qualche elettrodomestico.
Pensate a tutto quello che lasciate invenduto / in custodia / in standby e se potete spendete due spiccioli per cambiare intestazione a tutte le vostre proprietà che lasciate in Patria Italica. Intestate a qualche familiare, di solito è la cara e buona e vecchia mamma italiana che si accolla sulle proprie spalle le rogne di tutte le generazioni a venire, fino al terzo ramo dell'albero genealogico.
Perderete tempo, perdiana se ne perderete, ma fatelo finché ancora siete in Italia.

Oggi io ho dovuto passare una giornata allucinante e spendere un terzo di stipendio per andare da Auckland a Wellington a far mettere un TIMBRO e una FIRMA su un foglio di Procura che ho dovuto scrivere di mio pugno perché l'Ambasciata non l'avrebbe fatto per me. 650km e un giorno buttato al vento perché ad Auckland c'è solo il Consolato e non ho avuto il coraggio di chiedere allora a che cacchio serve se per un timbro devo comunque andare in Ambasciata.
Parentesi: se andate a Wellington, che sia estate o inverno, portatevi qualcosa per proteggervi dal vento che tira raffiche che vi spostano di parecchi metri. E attenti alle vecchine, se pesano poco il vento le fa volare in giro e vi potreste trovare ad afferrarne una al volo.


E se ormai avete levato l'ancora e leggendo vi siete resi conto che effettivamente c'è qualcosa che vi siete scordati di sistemare e adesso la dovete risolvere dall'estero: spero abitiate nella Capitale del Paese in cui siete, o perlomeno siate a distanza ragionevole dall'Ambasciata Italiana.
E telefonate sempre, se andate senza appuntamento vi rimbalzano.
E insistete a chiedere che vi facciano le cose, a quanto pare gli costa parecchia fatica (tanto per fare un esempio, è stata la prima e spero ultima volta nella mia vita in cui, ad una richiesta di duplice copia - tradotto una FOTOCOPIA con un TIMBRO che diceva COPIA CONFORME - mi hanno fatto 10 minuti di sceneggiata perché era "impegnativo" e l'ho dovuta anche pagare 19 NZD).


E dopo la mia giornata di oggi, più che mai mi sento di augurare a tutti quelli che vogliono affrontare l'espatrio:

CHE LO SFORZO SIA CON VOI
Possibilmente in Italia

10 novembre 2011

Instant Polaroid

Qui è giovedì 10 novembre ed è passato da poco mezzogiorno.
Il sole splende o almeno per ora così pare. In realtà qui il tempo è come in Irlanda o in Gran Bretagna ma all'ennesima potenza: ti alzi al mattino che piove come se non ci fosse un domani, poi s'alza un vento che spinge in poppa anche le barche in secco e un'ora dopo c'è un sole che in otto minuti netti hai preso un'ustione di secondo grado in viso.
Da ricordare: qui siamo proprio sotto il buco dell'ozono, non è un modo di dire che ci vogliono otto minuti per ustionarsi. Se vai in farmacia i cosmetici hanno tutti, di base, una solar proof di almeno 15.

Primi step nel mondo del lavoro, anche se voglio fare le cose con calma.
Essendo diventata ormai membro del grande Giargians United, credo che la cosa migliore da fare sia creare una serie diversificata di CV + Cover Letter a seconda del campo in cui voglio fare apply. Inutile dire che è un lavoro lungo e tedioso.
In Italia il CV è relativamente semplice: un elenco puntato delle tue conoscenze ed esperienze con qualche parola, molto breve di spiegazione.
Qui vogliono la lava e la fava di tutto, anche di quello che fai la domenica mattina quando t'alzi e sai che non devi lavorare. Ti entrano nel cervello, vogliono spiegazioni dettagliatissime su tutto, vogliono che ti vendi, che ti pubblicizzi.
Bisogna abituarcisi.

Spero entro il week end di rilassarmi un po' (fosse per me mi sarei rilassata già da lunedì, al nostro arrivo, ma diversamente da me l'Uomo ha il timore ancestrale di diventare la spazzatura dell'Universo se non trova subito un lavoro quindi "non c'è tempo per fare i turisti"). Mi imporrò almeno nel settimo giorno e vedrò di fare qualche foto. Meteo permettendo.

05 novembre 2011

The Gunpowder Plot

Remember, remember
The fifth of November,
Gunpowder Treason and Plot,
I see no reason
Why gunpowder treason
Should ever be forgot


Altro appunto per il 5 di novembre: io parto, ciao.
Bye for now.

20 ottobre 2011

Career Opportunities

Come ad alcuni di voi già ho anticipato in via privata, credo di avere da poco scoperto cosa voglio fare da grande. Tra il serio ed il faceto sto provando a fare outing, anche per capire se è l'ondata di entusiasmo del momento o se effettivamente ha fondamenti di un qualsivoglia genere.
Ho fatto mente locale, negli ultimi anni di lavoro, di cosa mi è piaciuto e cosa invece meno. Il risultato in prima battuta ha stupito un po' anche me, anche se effettivamente l'acquisto del mio ultimo telefonino avrebbe dovuto darmi qualche indizio.

Sono in questi giorni alle prese con la riscrittura del mio CV in lingua inglese, niente di così drammatico se non che le posizioni lavorative sono leggermente diverse. Termini che per noi italiani indicano alte cariche di responsabilità in inglese vengono in buona parte sgravate.
Mi son così ritrovata a scrivere che nell'ultima esperienza lavorativa sono stata Store Manager.
In italiano, per l'appunto, sarebbe stato un azzardo bello e buono e sarebbe stato molto più giusto scrivere Responsabile P.V..
Stando però ai compiti dell'uno e dell'altro scopri che le due cariche coincidono, con qualche punto a favore dello Store Manager, almeno ai miei occhi.
Oltre alla gestione ordini ed in generale alla gestione della "macchina punto vendita", alla formazione dei nuovi assunti, all'essere l'interfaccia ufficiale con i piani alti dell'azienda e al prendere in consegna problematiche relative alla gestione del cliente (cose appunto che accomunano la voce Responsabile P.V. a quella Store Manager), lo Store Manager difficilmente è costantemente attivo dietro al bancone a dedicarsi alla "semplice" vendita. Quello lo fa il Responsabile P.V., che è un commesso e in più anche un responsabile.
A quanto pare, in clima anglosassone, se sei responsabile non sei anche commesso/impiegato. O meglio: lo sei ma marginalmente perché il tuo lavoro principale è gestire e lo fai anche probabilmente in maniera più accentrata rispetto al Responsabile P.V..

Ecco.
E poi appunto, ho già un BlackBerry, come ogni buon manager cliché che si rispetti.
E voglio manageriare da grande.
Mi ci vedete?

10 ottobre 2011

England belongs to me

Stasera si parte, destinazione Londra prima e Roma poi.
Sì, può sembrare avventato andarsene così per più di una settimana quando in ballo c'è ancora la predisposizione al Big Event, è vero.
E' anche vero che l'Uomo non è quasi mai uscito dall'Europa e non mi sembra opportuno fare un salto praticamente dalla parte opposta del mondo senza aver prima visto almeno uno dei pezzi forti.
Ad aver avuto più tempo - ma soprattutto ad aver avuto più soldi, che son quelli che determinano se puoi partire o meno - ci sarebbero state anche Parigi, Berlino e Dublino. Dovendone scegliere una, Londra sia.

Per me è l'ennesimo viaggio ma devo ammettere che organizzarlo è stato duro.
Avremo praticamente tre giorni interi a disposizione e voluto pianificare (assieme ad una cara amica che ha vissuto lì per un bel po') un itinerario per mostrargli il più possibile della città.

Roma invece si va a salutare amici, per entrambi non è propriamente una città d'abitudine ma poco ci manca.

E quindi, siccome sono una persona di forte spessore culturale, vi saluto prima di partire non con la solita e stra-usata London Calling dei poveri Clash ma con la meno conosciuta e più generica England Belongs To Me dei Cock Sparrer.
Anche perché per me questo viaggio è un saluto non solo a London town ma anche a tutte le altre città che ho visitato nel corso degli anni nello United Kingdom, che così unito poi non è ma tant'é.

Saluto la Great Britain, saluto formalmente l'Europa prima di andare.
Tanto poi si finisce a miglia e miglia ma sempre nel Commonwealth e l'England strikes back again.
Ad ogni modo ciao, io vado.
Poi torno eh, prima di ripartire.


England belongs to me
a Nation's pride, the dirty water on the rivers
No one can take away our memory
Oh  oh, England belgons to me

22 settembre 2011